Per i Blind Guardian è oramai un rito, un album ogni quattro anni, è così da “Nightfall In Middle-Earth” ed è anche da lì che la band ha cercato di reinventarsi ad ogni uscita, spesso spiazzando i fans, incassando anche critiche.
Ma è proprio questo il segreto della band teutonica, il riuscire a dare nuovi colori ad ogni uscita, senza intrappolarsi nel clonare sé stessi ed il loro sound., In “Nightfall In Middle-Earth”, la band concentrò il tutto sul concept del cd, da “Il Silmarillion” di Tolkien, donando ai brani un tocco molto epico e ben adatto al tema. Poi “A Night At The Opera”, che nulla ha a che vedere con i Queen, ma che risultava fino ad allora il lavoro più ambizioso dei Guardian, con quel sound ampolloso, maestoso e sinfonico e “And Then There Was Silence”, 14 minuti dedicati alla Guerra di Troia. Un passo importantissimo della carriera della band che non ebbe però seguito con “A Twist In The Myth”, sempre un grande album, con grandi arrangiamenti ed ottimi brani, ma sicuramente con meno spunti geniali che aveva il precedente lavoro. Altri quattro anni, un lavoro meticoloso, la voglia di ripetere, ma sicuramente superare le genialità di “A Night At The Opera” e la voglia di shokkare anche i fans ed anche di superare sé stessi, fatto sta che i Blind Guardian con il nuovo At The Edge Of Time, sono riusciti a firmare un altro capolavoro gettando un ponte tra le sonorità epiche, maestose, sinfoniche e folk ed il vecchio power metal degli esordi ed il risultato è di quelli avvincenti. “Sacred Worlds” è la prima traccia, un piccola suite sinfonica ed orchestrale, un inizio pomposo e maestoso, con la band teutonica che si misura con l’Orchestra di Praga, di ben 90 elementi ed il risultato è grandioso. Con “Tanelorn (Into the Void)”, si ritorna nel passato della band, con quel power speed metal ed anche l’ambientazione riporta a “The Quest Of Talenorn” e “Road Of No Releas” è un brano ambizioso, dove appare un pianoforte ed il brano poi cresce con tuta la sua maestosità ed epicità. Furia sonora è invece quello che offre “Ride Into The Obsession”, un brano speed, dove la voce duetta con i cori per un susseguirsi di vere emozioni. Non riuscendo a tralasciare nessun brano, tutti degni di menzione, si prosegue con “Curse My Name”, splendida ballata folk e medievale, dove gli strumenti acustici prendono il sopravvento e ci trasportano indietro nel tempo in ambientazioni medievali e “Valkyries” risulta essere più dark e si ricolloca nelle sonorità del precedente lavoro, così come “Control The Divine”. Il finale è segnato da una nuova ballad, elegante e raffinata, “War Of The Thrones”, dallo speed power di “Voice In The Dark” e da un’altra bellissima mini suite, dove la band interagisce alla perfezione con un’orchestra che segna momenti maestosi tra classicismo ed armonie mediorientali. Un lavoro ambizioso, perfetto, creativo, forse incosciente, ma i ‘Bardi’ nessuno può fermare, avevano annunciato che avrebbero scritto il passo più importante dei Blind Guardian e così è stato, At The Edge Of Time è l’apice, fino ad ora, della creatività della band. 90/100
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Hansi Kursch: Voce Anno: 2010 |