Bologna, 08 Novembre 2019 - Bologna Jazz Festival - Unipol Auditorium Il progetto Crosscurrents non può essere etichettato tout court come jazz, fusion o world music; è piuttosto una conversazione tra diverse sensibilità, un meeting tra culture dove il contrabbasso di Holland funge da ponte tra le tablas di Hussain ed il soprano e tenore di Chris Potter. I tre musicisti generano un collegamento costante tra le strutture della musica indiana all’interno della quale, tradizionalmente, viene proposto un accordo sul quale alternativamente chi suona la melodia e chi tiene il ritmo improvvisa e quelle costitutive del jazz. Proprio l'approccio agile e pieno del sax all’interno dei poliritmi tipici della musica indiana, consente spesso di articolare lunghe frasi melodiche in brani come "J Bhai" di Hussain, un omaggio all’amico dell’esperienza Shakti, John McLaughlin ("bhai" sta per "fratello" in hindi). Quando entra il tenore di Potter, la musica di Holland diventa spesso contrappuntistica, ed il basso si pone al servizio del sax allontanando la tradizionale soluzione di una coppia di improvvisatori intrecciati. Hussain segue il suo esempio, riecheggiando e stimolando elaborazioni ritmiche all'interno delle linee melodiche. In "Lucky Seven" (tratto dal recentissimo primo lavoro della formazione intitolato “Good Hope”) Hussain sfrutta il suo momento solista impiegando armoniche e tecniche speciali della mano per far suonare le tablas come bonghi, agogô e virandole talora nel suono persino a kalimba. Il lirismo di "Bedouin Trail" (estrapolato da "Points of view" di Holland) per il bis risuona delle strutture del jazz modale ed è un terreno fertile per il dialogo tra contrabbasso e tablas. L'intuizione alla base di Crosscurrents è stata quella di percepire che la musica è una forza universale e unitaria che può combinare una varietà di generi senza compromettere le culture e le tradizioni musicali.
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Dave Holland: contrabbasso Data: 08/11/2019
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