Un tuffo nelle canzoni più belle dello storico duo che ha cambiato la morfologia della musica italiana, ben interpretate da una band di 10 elementi per uno spettacolo curato nei minimi particolari Tripudio di emozioni al Lirico Giorgio Gaber di Milano ieri sera. La band, capitanata dal frontman Fabio Rosso, ben amalgamata e generosa sin dalle prime note, mi accompagna emozionata nell'excursus musicale spazio tempo che ha solleticato la mia adolescenza, accompagnato costantemente la mia giovinezza e guidato la mia maturità. 22 brani griffati Battisti/Mogol, per due ore ininterrotte di intrattenimento, molti dei quali, sul finale, intonati a squarciagola da un pubblico coinvolto e commosso. Riarrangiati, come un sarto farebbe su un ampio e meraviglioso campionario di esclusivissimi capi, adattandoli saggiamente a modelli molto diversi da quelli sui quali erano stati originariamente creati, ottenendo come risultato finale una carrellata godibile ed elegante, ricca di innovativi controcanti (Joy Jenkins e Michela Grilli), virtuosismi di percussioni (Jimmy Bolco), batteria (Marco Vattovani) , tastiere (Luca Piccolo) e bassi (Alessandro Sala), oltre che di una rivisitazione inedita duettata in chiave blues. La genesi di questa pienezza artistica è cristallizzata in un fortunatissimo incontro, quello fra Lucio e Giulio. Non si trattò affatto di un coup de foudre professionale quello scoccato fra i due nel 1965 a Milano piuttosto di un incastro magico, che si rivelerà dionisiaco e ferace al punto da definire la produzione dei due unica, sia per il numero di copie vendute nel mondo, sia per l'eccellenza artistica che ne scaturirà. Erano due autentici innovatori nel settore che il provvidenziale caso volle fare incontrare affinchè, completandosi a vicenda, generassero il prezioso repertorio, noto alle moltitudini di ammiratori, che ha avuto la caratteristica di non accusare alcuna variazione piuttosto di mutare in un costante aggiornamento. Chitarrista formidabile Battisti, polistrumentista, autore di brani che hanno scalato a più riprese le classifiche, interprete che ha saputo piegare la sua voce ruvida alle tendenze e alle sinfonie d'oltre oceano, caratteristica che gli permise di rimodulare definitivamente i canoni del bel canto. Da un lato la musica, le intuizioni e gli ascolti internazionali di Battisti, dall’altra le istantanee di vita quotidiana e le pene d’amore di Mogol raccontate con uno stile ed una metrica che si intersecava a pennello con le melodie e le intenzioni di Lucio. Lo stesso Battisti umilmente confessò: “Lo ammetto, la mia fortuna è stata quella di aver trovato un paroliere che capisce perfettamente il senso delle mie musiche”, ritengo che a sua volta Mogol, malgrado il sessantennale indiscusso pluridecorato e colossale peso discografico di paroliere e produttore, abbia trovato in Lucio un perfetto contraltare artistico oltre che un amico davvero speciale. |
Canto Libero, omaggio alle canzoni di Battisti e Mogol
|