All'inizio della loro carriera proponevano metalcore, ma poi hanno virato su sonorità diverse. Dieci le nuove composizioni presentate, tutte ben congeniate e che testimoniano il valore di questa band in grado di proporre un songwriting di qualità ispirato alla scena svedese, in particolar modo si notano le influenze dei Dark Tranquillity , In Flames, Soilwork e At The Gates. Ciò che colpisce nel disco è una certa versatilità nei suoni che riportano alla mente il symphonic black metal dei Dimmu Borgir, il death metal dei Death (e scusate se è poco...) e il progressive metal degli Opeth. Senza dubbio la componente melodic death metal è preminente, ma l'averla saputa miscelare magistralmente con altri stili musicali costituisce, di fatto, uno dei due punti di forza di questo eccellente lavoro. Il secondo aspetto positivo è la tematica centrale di "Plastic Ocean" che è graditamente ecologista, un autentico grido di allarme per una pianeta ormai morente. La copertina, curata da Fred Dallas, è già tutto un programma, raffigurando un uomo dentro una bottiglia di plastica che nuota in un mare inquinato. Anticipato dai singoli "Plastic Ocean", "I am the enemy", "Glass and Steel", "Invisible" e "No ground", registrato presso i Dysfunction Studios e prodotto da Giuseppe “Dualized” Bassi, l'album mette in mostra un gruppo coeso e in grande forma in grado di sciorinare pezzi adrenalinici al punto giusto che dal vivo travolgeranno in un turbine gli appassionati del genere. Consigliato l'ascolto. |
Joy Lazari – Voce Anno: 2024
01 - Displaced |