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Sting
Torino, 3 Novembre 2010

Torino, 3 Novembre 2010 - Palaisozaki

E’ la città della Mole Antonelliana, in una magnifica serata autunnale, con le sue grandi vie illuminate e i suoi edifici impregnati di storia, ad ospitare Sting e la Royal Philarmonic Orchestra. Le piazze e le incantevoli vie di Torino scorrono velocemente dai finestrini del tram, sono la degna cornice di un evento magico, chi scrive questo racconto ha atteso almeno sei mesi questo momento, sembra che anche la città stessa attenda qualcosa di grande, manca ormai poco. Giunti a destinazione, una volta strappato il biglietto, qualcuno ci mette fretta: “lo spettacolo sta per incominciare, veloci!”, circostanza insolita visto le attese interminabili che accompagnano i concerti di ogni rockstar che si rispetti. L’emozione si fa sempre più vorticosa. C’è giusto il tempo di dare uno sguardo alla futuristica struttura del Palaisozaki, enorme e stracolmo di gente, migliaia di persone sono abbarbicate sugli spalti mentre nel partèrre la gente freme, l’orchestra si è già sistemata sul palco, imbraccia gli strumenti come se stesse per compiere un gioco di prestigio, il mago entra in scena velocissimo: Sting sale sul palco, le luci si spengono, l’arena si accende come una piccola città sotterranea.

If I Ever I Loose My Faith in You” è il pezzo d’apertura, la rockstar britannica ci regala un assolo di armonica bocca; il suono è diverso, più leggero, è il “sound” di “Simphonicity”, il progetto realizzato in collaborazione con Steve Mercurio, il direttore della Royal Philarmonic Orchestra. Alla chitarra solista c’è l’immancabile braccio destro di Sting, l’argentino Dominic Miller, vero maestro sia dell’elettrica che dell’acustica, ai back vocals compare l’affascinante Joe Lawry, talento ineccepibile, capace di lasciare il segno su brani jazz, rock e ballate celtiche.
Dietro le pelli questa volta non c’è il travolgente Vinne colaiuta, forse è l’unico neo dello show, al suo posto suonano due percussionisti, tra cui Rhani Krija che ha partecipato alla realizzazione di “Sacred Love” nel 2003, il groove dei brani è leggero ma allo stesso tempo incalzante.
A seguire, prima della pausa di una ventina di minuti, come in un vero e proprio concerto classico, lo show proseugue con alcuni suoi grandi successi: Roxanne, terminata in un tripudio di applausi , grazie a quelle geniali note finali, quasi sussurrate; Sting le canta sempre da “All This Time – live” in poi. A seguire, in ordine sparso, “Englishman in New York”, eseguita in maniera giocosa e sorprendente, con la raffinatezza dello humor inglese, “Russians”, una canzone sulla guerra fredda, ancora oggi tragicamente attuale, “Why Should I Cry For You”, la struggente dedica di un figlio a un padre, “Next To You”, inaspettato momento rock, durante il quale il Palaisozaki ha ballato e cantato a squarciagola, assieme ad una disinibita e saltellante Royal Philarmonic Orchestra.

Terminata la pausa, ecco che ricomincia lo spettacolo. L’orchestra è la prima a salire nuovamente sul palco, seguita da Dominic Miler e Joe Lawry,e per ultimo come una vera star, sale sul palco il protagonista principale.
Da qui in poi non è facile ricordare l’ordine preciso, non c’è una canzone durante la quale il pubblico non si sia sentito coinvolto o non sia stato portato a un ascolto silenzioso, sempre sul filo di un’emozione fortissima.
Brani come “I Hung My Head”, di J. Cash, “Moon Over Bourbon Street”, ballad jazz che rievoca le avventure notturne di un vampiro, “Straight to My Heart”, “Mad About You”, “Fragile”, lasciano letteralmente senza fiato, gli archi intessono armonie misteriose che trascinano verso luoghi immaginari ed esotici.
Verso la fine ecco un classico, dopo poche note dei violini è tutto chiaro: “Every Breath You Take”. Il pubblico è in visibilio, all’arrivo del ritornello la folla avanza sotto il palco. Gli spettatori restano a godersi lo spettacolo da vicino. In barba ad ogni futile etichetta tra gli spalti le sedie tremano, il pubblico, incapace di contenere il proprio entusiasmo, batte i piedi anziché le mani.

Giunta l’inevitabile conclusione ci si chiede perché non sia stata eseguita “I burn for you” forse il vero gioiello di “Simphonicity”, un vecchio brano di “Bring on The Night” di valore inestimabile, Sting però si fa perdonare e come in una declamazione Shakesperiana, quasi citasse una poesia, canta a cappella l’introduzione di “Brought To My Senses”, un regalo per il suo pubblico che lo acclama.
Ringrazio Valery che mi ha accompagnato a questa bellissima serata e mi aiutato nella stesura del racconto.

 


Sting: Voce, percussioni
Steve Mercurio: Royal Philarmonic Orchestra Conductor
Dominic Miller: Chitarra acustica ed elettrica
Ira Coleman: Contrabbasso
Joe Lawry: Cori
Rhani Krija: Percussioni
David Cossin: Percussioni

Data: 03/11/2010
Luogo: Torino - Palaisozaki
Genere: Rock/Jazz/Pop

 

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