Gli Space Ritual sono una delle creature di Nik Turner, fondatore degli Hawkwind una delle band pioniere dello Space Rock, che vide tralatro, a cavallo dei primi anni '70 un certo Lemmy Kilmister al basso; e come per gli Hawkwind anche gli Space Ritual si caratterizzano per uno spiccato senso spaziale e fantascientifico delle loro composizioni e della loro musica.
Questo Otherworld è all'atto pratico il primo vero e proprio full-lenght della band britannica che ha pubblicato finora, dal 2001 3 live CD, un DVD, sempre live nel 2006, intitolato Satiricon ed un EP di 3 tracce dal titolo Sonic Savage nel 2005 e preludio a Otherworld. Una line-up estremamente allargata, con personaggi che già hanno incrociato la propria strada musicale con gli Hawkwind, come Thomas Crimble, Terry Ollis, Del Dettmar, Mick Slattery e Dave Anderson, oltre ad una serie quasi infinita di musicisti danno vita ad un album che poggia solidamente le proprie basi su sonorità tipicamente Space Rock, non disdegnando però frequenti "scorribande" in territori a volte anche distanti dalle sonorità spaziali, territori che vanno dal Jazz, al Prog Rock, dalla psichedelia al Rock'n'Roll up-tempo di settantiana memoria. Gli Space Ritual si rivelano capaci di amalgamare la teatralità dei Genesis era Peter Gabriel, i Pink Floyd più orchestrali e sontuosi, grazie sopratutto a Nik Turner ed al suo Sax, magico in certi tratti, e la chitarra di Dave Anderson degna "figlia" del miglior Gilmour, oltre ovviamente alla astrale spazialità, tipica del genere ed adeguatamente sostenuta dai sintetizzatori di Del Dettmar e John Graves. L'album è un alternarsi di lunghi brani, estremamente riusciti, coinvolgenti e affascinanti e piccoli e brevi interludi recitati su testi di Michael Moorcook, popolare scrittore inglese di fantascienza. Tipicamente spaziale è l'apertura di The Return che ci "narra" di una astronave al suo rientro, con le comunicazioni dell'approccio sovrapposte a pattern noise ed un conclusivo "Welcome home" che ci introduce al primo pezzo "pesante" Otheworld, la title track che subito ci rivela l'ispirazione e l'eleganza di Nik Turner e del suo Sassofono, che danza su uno pseudo-rap dalle atmosfere astrali che da al brano una verve ed una effervescenza decisamente affascinante, ed arricchito da un doppio assolo di Sax e chitarra in chiusura di buon livello, uno dei pezzi di punta sicuramente. Black Corridor è il primo dei brevi brani di passaggio, note psichedeliche e liriche come detto di Michael Moorcook. Si passa così a Bubbles tipico brano di Space-Rock, potente, sinfonico, ricco di manierismi e riff possenti, altro piccolo gioiellino di questo lavoro degli Space Ritual. Altra serie di brani di "collegamento" con le percussioni regine in Communique II e l'elettronica tipicamente anni '80 in Ritual of the ravaged Earth un altro brano musicato su liriche di Moorcook con a seguire l'enigmatica ASDF che ci introduce ad un altro caposaldo di questo album: Sonic Savages, dall'introduzione decisamente teatrale, ed un brano che possiamo facilmente identificare come uno dei migliori, se non il migliore del lotto, il brano che meglio di tutti ci dipinge la sinfonicità e la potenza degli Space Ritual, brano estremamente floydiano come ispirazione. Ipnotico ed etereo, spaziale ed astratto così è il Sax che regna incontrastato nei 2 minuti e poco più di Droid Love esattamente contrastante con l'allegra e vivace Time Crime, brano dal sapore quasi pop. Nuovamente le liriche di Michael Moorcook, nuovamente un brano "recitato" questa volta su di uno sfondo di pianoforte, un brano dal mood drammatico e teatrale. Uno strumentale in cui le chitarre acustiche di Dave Anderson e Mick Slattery si incrociano con i loop ed i synth di John Greves per un brano dal sapore psichedelico che ci introduce all'ultimo "colpo di teatro" della band inglese, The Riddle, un Rock'n'Roll up-tempo dal ritmo tipicamente settantiano apparentemente estraneo al tessuto musicale fin qui asoltato ma forse per questo un brano di una forza e di un suo calore particolare. Ultimo interludio sulle liriche di Michael Moorcook è Notes from a Cold Planet che ci porta al brano conclusivo: Walking Backwards, brano corale, tipicamente conclusivo che nulla aggiunge a quanto detto finora. Lo Space-Rock può forse essere un genere attualmente un pò in disparte dopo il grande successo degli anni '70 e '80 e questo disco potrà non ergersi ad innovatore del genere ma resta comunque un gran bel disco che di sicuro troverà il consenso degli estimatori del genere e che può affascinare anche l'ascoltatore casuale, l'unico neo forse di una eccessiva lunghezza, non tanto dei brani "portanti" quanto dei numerosi interludi, che alla lunga creano un minimo di disorientamento ma nel complesso brani come Otherworld, Bubbles, Sonic Savages e The Riddle ripagano ampiamente l'ascoltatore. Bentornato Nik. 70/100
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Nik Turner: Sax, Flauto, Voce Anno: 2007 |