Doppia recensione per "Nights Of Violence" dei Frozen Tears
Una delle uscite discografiche più interessanti di questo inizio 2007 targata My Graveyard Prodution, etichetta assai “sensibile” alla produzione di band col metallo incandescente nel sangue, è sicuramente il ritorno dell’ensemble fiorentino dei Frozen Tears. Il quintetto, dopo la separazione dalla Steelheart con la quale pubblicarono Metal Hurricane, torna dopo quasi tre anni di assenza con questo Nights Of Violence. Un’anteprima di queste nuove composizioni, “Instability”, era già ascoltabile in streaming da qualche settimana grazie al loro Myspace. Taiti e soci riescono in meno di 50 minuti nell’impresa di rinverdire i fasti del classico heavy ottantiano, grazie non solo alla bellissima voce di Alessio che nello screaming ricorda, nemmeno tanto vagamente, Rob Halford dei Judas Priest, ma anche grazie ad un approccio molto classico al genere, come a dare l’impressione di aver ripreso in mano i vecchi spartiti che fecero tanti proseliti di metal kids poco più di vent’anni fa. Le chitarre producono trame molto complesse ma sempre accattivanti, dove gli assoli di chitarra esplodono in cavalcate rocciose, come può dimostrare in maniera palese la terza traccia del disco, “Heart Of Stone”, che va evidenziata anche per un lavoro molto fantasioso di Giovanni Guarnieri, molto vario e pulito anche nel resto del disco. Echi maideniani sono presenti in “Don’t Waste Your Time” dove il raddoppio delle voci nella strofa ci introducono ad un chorus che si stampa nella testa fin dal primo ascolto. Un’altra cosa degna di nota è la produzione e mixaggio del disco, dove i volumi dei vari strumenti sono bilanciati in maniera a dir poco egregia e dove il suono risulta sempre pulito, cosa non da poco quando siamo di fronte ad un disco con questo sound. “Who Am I?”, quarto capitolo di Nights Of Violence presenta una ritmica robustissima, così come anche la successiva “The Fortress” dove la melodia cadenzata e barocca apre le porte ad una prestazione di assoluto valore di Alessio, che col passare degli ascolti stupisce sempre più, sia per la tecnica che per l’ottima modulazione della propria voce. Se come già detto in precedenza il combo toscano è legatissimo alle sonorità ed alle peculiarità più classiche dell’heavy, segni indelebili di power melodico e moderno si possono ricercare in “Stories”, pezzo velocissimo nelle ritmiche in cui il riff di Lapo Torrini apre le danze per un bel duetto con l’altra chitarra: il tutto esplode nel ritornello catchy, ruffiano e riuscitissimo. Se l’esperimento pseudo prog di “Child’s Prayer” allontana leggermente il gruppo da quello sentito dei 40 minuti precedenti, a chiudere il cerchio arriva una più che riuscita cover dello storico gruppo tedesco degli Accept: “Run If You Can”. Può sembrare assurdo, ma spesso la bravura di un gruppo va anche misurata in base alla scelta della cover ed anche in questo i Frozen Tears vanno promossi visto che questa riproposizione è ben riuscita nella parte strumentale del pezzo ed addirittura strabilia nella linea vocale, dove con una disinvoltura pazzesca viene retto il confronto con lo storico Udo … e scusate se è poco! Per concludere si può solo aggiungere che giunti alla quarta prova in studio in meno di dieci anni pare evidente che adesso i Frozen Tears siano pronti al salto di qualità, non tanto dal punto di vista discografico, visto che già il predecessore di Nights Of Violence mostrava una band matura nel songwriting, ma in quanto a popolarità, dal momento in cui le nuove composizioni paiono adatte ad uscire dal circuito underground adesso troppo stretto ai toscani. Credibili senza mai cadere nel banale,un prodotto adattissimo ai nostalgici ma non solo; considerando quanto sia inflazionato l’heavy classico di questi tempi, ignorare questi cinque baldi alfieri metallici sarebbe errore madornale. di Fabio "Stanley" Cusano
I Frozen Tears, band di sicuro interesse, già notata dagli adetti ai lavori in passato per il precedente lavoro, hanno dato ora alle stampe il loro nuovo fulle lenght, intitolato Night of Violence, che mette in chiara luce sonorità tipiche dei Judas Priest, il che vuole essere un gran complimento! 80/100di Mauro Borin |
Alessio Taiti: Voce Anno: 2007 |