Scritto da Salvatore Siragusa Lunedì 21 Maggio 2007 14:08 Letto : 4084 volte
Andrea: Batteria, loops ed effetti
Luca: Tastiere
Filippo: Chitarre
Demetrio: Basso, loops ed effetti
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- Recensione di "L'ultimo uomo sulla Terra"
- A&B -
Il songwriting deve essere stato piuttosto laborioso, la struttura dei pezzi è abbastanza complessa ed articolata, come nasce quindi un pezzo dei Time Keepers ?
- Demetrio -
Il metodo di lavoro può sembrare un po’ caotico, magari, ma del tutto naturale. Ciascuno di noi porta all’attenzione del gruppo le proprie idee, che siano melodie, successioni di accordi, un passaggio ritmico, e poi tutti insieme ci lavoriamo su. Siamo molto maniacali nella composizione, iniziamo a suonare e risuonare i pezzi finché non assumono l’aspetto che ci piace, che cerchiamo.
- Luca -
Magari abbiamo, a volte, una struttura base, che poi cerchiamo di inserire in un certo contesto, com’è successo ad esempio con le tracce de “L’Ultimo Uomo…”. Da questo punto di vista è per noi fondamentale l’improvvisazione: iniziamo a suonare su un pezzo, o su un’idea di un pezzo, ed improvvisiamo lungamente, finché non escono altre idee. Diciamo che non ci piace porci limiti nella composizione, componiamo in totale libertà rispetto alle strutture, cercando di buttar giù idee non banali, non prevedibili, e di comporre la musica che ci piace, e ci soddisfa.
- Andrea -
Semmai poi è nel lavoro di cesello che si giunge a strutturare compiutamente, in un modo piuttosto che in un altro, un brano. Le canzoni contenute ne “L’Ultimo Uomo…” sono state tutte composte così, ed anche i nostri pezzi autografi precedenti. Cerchiamo di porre l’accento, l’attenzione sull’aspetto musicale dei brani. Quel che conta è la musica, il resto viene dopo.
- A&B -
Siete tutti molto giovani mi pare, cosa quindi vi ha fatto avvicinare ad una musica di sicuro non immediata e non pubblicizzata come il Progressive Rock, quali dei gruppi del presente e del passato vi hanno maggiormente influenzato ?
- Andrea -
Credo di parlare anche per Luca citando come “punto d’incontro” con questa tradizione musicale anche e soprattutto i dischi che abbiamo trovato in casa, dischi che i nostri genitori ascoltavano e che noi abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare a nostra volta. Del genere progressive ciò che mi piace è che è musica a mio modo di vedere “completa”, che mette in risalto la melodia, l’armonia, il ritmo (figure fondamentali della musica tutta) ed anche le capacità tecniche di chi suona. Un gruppo come riferimento? Probabilmente i Porcupine Tree.
- Luca -
Concordo, e nonostante sia, purtroppo, musica che appartiene al passato (o quantomeno che ha oggi meno riscontro commerciale di altri generi), ha comunque proposto qualcosa di originale e può fare da “rifugio” per chiunque non ami la musica moderna e cerchi qualcosa di diverso, di più stimolante. Quindi cito gruppi come Genesis, Yes e King Crimson, fermo restando che ci sono state anche altre esperienze fondamentali nella storia della musica dalle quali non si può prescindere, esperienze che hanno condotto a creare qualcosa di nuovo, qualcosa che prima nemmeno si immaginava (Pink Floyd, Jimi Hendrix). Lo spirito di innovazione, la ricerca dell’originalità, è qualcosa che va comunque apprezzato.
- Demetrio-
Io, fra tutti nella band, sono probabilmente quello meno legato al genere progressive. Ho conosciuto i Genesis e il genere in sé solo una volta entrato nel gruppo; i miei interessi musicali sconfinano più nel jazz (Coltrane, Davis), nella fusion (Pastorius, i Weather Report, Metheny) e, per il rock, nell’elettronica intelligente di gruppi come i Radiohead o nelle venature ambient di band come i Sigur Ròs, due gruppi che, per me, rappresentano come non tutto ciò che è moderno sia da buttare. Però, oltre ad apprezzare chiaramente Hendrix ed i Pink Floyd, sopra citati, ho scoperto un notevole amore per gruppi come i Popol Vuh (magari ancora in virtù delle loro sfumature ambient) e gli Area, fautori di una brillante, originalissima e mai eguagliata commistione di jazz, fusion, progressive, rock classico, e musica tradizionale (greca, araba) che dovrebbe essere d’ispirazione, per intensità e ricercatezza, a tutte le band che vogliano comporre in modo originale.
- A&B -
Che prospettive offre la vostra zona per un gruppo come i Time Keepers ?
- Andrea -
Indubbiamente la particolarità del nostro lavoro e l’assenza di una voce divengono problemi un po’ pesanti quando si tratta di suonare in giro la nostra musica: trovare il contesto adatto all’interno del quale inserirsi non è semplice, le difficoltà che incontriamo per trovare spazi adeguati alla rappresentazione de “L’Ultimo Uomo…” lo dimostrano.
- Luca -
Comunque, ad onor del vero, c’è anche chi mostra interesse ed attenzione verso proposte musicali come la nostra, che vogliono situarsi al di là delle mode del momento e puntare verso qualcosa di più; qualcuno che si espone per aiutarci l’abbiamo anche incontrato, almeno finora!
- Demetrio -
Comunque resta il fatto che questo genere di problemi è comune anche a molte altre band, che come noi faticano per trovare spazi che consentano loro di esprimersi. Qui abbiamo anche cercato di organizzarci in qualche modo, federandoci tra gruppi, tenendoci in contatto per scambiarci date, informazioni, occasioni: è un’idea che condividiamo con altri ragazzi ed altre band di Pistoia da un po’ di tempo, purtroppo però i tentativi finiscono quasi sempre per saltare (anche perché si trova sempre qualcuno cui non interessa darsi una mano o che tira solo acqua al suo mulino). Ci sono molte incomprensioni, sarebbe meglio per tutti se esistesse un clima cooperativo tra le band, che però non c’è nemmeno laddove, come nella scena pistoiese, sarebbe possibile. La scena musicale della nostra città (Pistoia e provincia, s’intende) è presente ed è viva, ci sono numerosi gruppi validi e di sicuro interesse, alcuni anche recensiti sul vostro sito, ma le difficoltà restano, perché le occasioni sono poche e spesso nemmeno adatte a tutti noi. Non voglio farmi nemici con questo, ma trovo che l’importanza data a volte a certe esperienze un po’ manieristiche e molto modaiole, a visioni musicali (francamente di scarso spessore) presentate e spinte unicamente perché in voga sul momento, sia un po’ esagerato (mi riferisco al proliferare incontrollato di gruppi punk formati da ragazzini imbottiti di soldi che non si capisce contro cosa vogliano sfogare la propria rabbia, ad esempio, oltre a farlo decisamente male, e che si definiscono indie senza rendersi conto di essere tutto il contrario): è chiaro che tutto ciò che è diverso ne esce “menomato”, trascurato, non riesce ad esprimersi compiutamente. Questo è però qualcosa da imputarsi poi nemmeno tanto alle band, quanto a chi organizza eventi indossando, evidentemente, comodi paraocchi che gli impediscono di vedere la reale ricchezza e forza anche di visioni musicali sinceramente alternative, e non meramente “costruite” ad arte seguendo le mode.
Non ci resta che sperare che la situazione si evolva presto, cambi in meglio: il materiale c’è, la scena è viva, e penso a nomi come i S.U.S., come i Magic Medicine ed altri ancora, e ci voglio mettere anche noi, quindi non tutto è perduto.
- A&B -
Qual è il rapporto dei Time Keepers con Internet ed in generale con i nuovi media ? ritenete che per un gruppo come il vostro possano essere ottimi mezzi per promuovere il vostro lavoro ?
- Andrea -
Internet è un mezzo potente, davvero molto potente, perché può giungere ormai a chiunque in qualunque parte del mondo; d’altra parte, non è un mezzo che da solo può garantirti la visibilità, il successo e cose di questo genere. Questo fatto è da legarsi anche alla dispersività del mezzo: arriva a tutti e tutti ne fanno uso, quindi è chiaro che nel mare magnum della rete il rischio del “sovraccarico” di informazioni sia sempre vivo. In rete si trova di tutto ma senza alcun ordine, e questo non aiuta di certo a farsi strada. Chiaramente internet, se usato nel giusto modo, può essere latore di ottimi frutti: bisogna sempre ricordare, però, che è l’aspetto musicale ad essere fondamentale. My Space, di cui anche noi facciamo uso, non è la musica: è un modo per scambiarsi informazioni, conoscere gente, farsi, a volte, degli amici, ma la musica è altro, non è qualcosa che si può ridurre alla pagina internet, è il momento in cui si compone, sono le giornate passate in sala prove, sono i concerti. La musica è tutto questo, e internet da solo, con My Space e tutto il resto, non ne è che la facciata, la faccia pulita da mostrare al mondo. Dietro c’è la fatica, il lavoro. Internet è solo un mezzo di comunicazione, importante, prezioso, ma niente di più.
- A&B -
Nel ringraziare i Time Keepers per il tempo che ci hanno dedicato li saluto a nome dei lettori di Artists&Bands e vi do la possibilità di concludere questa intervista come desiderate
- Demetrio -
Beh, che dire? Che il lavoro continua. In ponte abbiamo la rappresentazione live del progetto “L’Ultimo Uomo Sulla Terra”: probabilmente un paio di date, in estate ed in autunno, forse anche in un teatro. La speranza, chiaramente, è che il tutto non si esaurisca qui, ma le possibilità di portare in giro questo lavoro, questo progetto, questa idea aumentino. A parte questo, la band non si ferma: stiamo lavorando da un mesetto per inserire anche una voce nel nostro universo musicale, cercando di non snaturare quello che siamo e il nostro modo di comporre. Diciamo che sussistono per ora anche alcune diatribe tra noi sulla direzione da prendere, anche se l’obiettivo resta sempre quello di produrre musica valida ed originale; per far questo non ci tiriamo indietro di fronte alla possibilità di contaminarci con altri generi, di sperimentare, di mettersi in discussione. Lo scarso peso che nella musica odierna hanno le realtà troppo legate ai generi ci fa capire che occorre essere in grado di mescolare tra loro più cose, più sensazioni, più idee, cercando di non perdere di vista la composizione, e quindi proprio la dimensione puramente musicale del discorso che vogliamo portare avanti. Insomma, ci consideriamo un work in progress, un enorme cantiere musicale: nessuno di noi sa dove saremo domani, sappiamo solo che vogliamo fare buona musica. Questo è l’obiettivo. Spero che continuerete a seguirci, e chissà… magari riusciremo anche a sorprendervi! Grazie per questa intervista, che reputiamo una grande possibilità, e per aver sopportato la nostra logorrea. Un saluto a te ed a tutti i lettori di Artists&Bands. Grazie a tutti.