L'artista genovese (è anche un valido saggista nell'ambito del Rock e Blues) ha scritto, cantato, suonato e prodotto il disco in completa autonomia, una scelta che aveva già adottato con il precedente lavoro e che la dice lunga sull'indole e le intenzioni di Antonio. La sua non è da considerarsi una decisione dettata dalla superbia o da un'eccessiva autostima, ma scaturisce dall'ineluttabile necessità di creare un mondo nel quale trovare rifugio tramite la musica, non consentendo a nessuno di interferire fatta eccezione per la foto di copertina affidata al suo carissimo amico Roberto "Paperinik" Falchi. Pellegrini mette a disposizione di tutti la sua arte, volendo utilizzare una metafora, possiamo dire che intenzionalmente lascia aperta una porta attraverso la quale chiunque può accedere e trovare serenità e pace lontano anni luce dal tran tran quotidiano. In sostanza, quindi, il medesimo canovaccio utilizzato per "Évasion - Storie di viaggi" è stato pedissequamente reiterato in "Germogli", segno che non c'è il desiderio di notorietà o di puntare alle vendite, l'obiettivo, infatti, è ancora più sublime, ovvero convincere chi ha desiderio di atmosfere semplici, melodie, riflessioni sulla vita e soprattutto spontaneità ad abbeverarsi alla fonte delle sette gemme che compongono la sua ultima opera. Addirittura il menestrello Pellegrini ha un approccio ancora più intimo e scarnificato, musicalmente parlando, quasi a voler scendere ancora più in profondità del suo animo. Tutto ciò è semplicemente un miracolo se consideriamo ciò che ci viene propinato oggigiorno nel mondo delle sette note. Un cantautore genuino, puro e privo di secondi fini che ricorda nel suo stile maestri come Bob Dylan e Nick Drake. Le sue liriche, accompagnate dal suono della chitarra e del piano, vi trasporteranno in un'oasi felice: peccato che il viaggio non duri più a lungo. |
Antonio Pellegrini: Voce e strumenti
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