“Ka Ora!” è il disco d’esordio del progetto Blu Mamuth che viene pubblicato su Octopus Rising. Il lavoro si colloca fra il rock elettronico industriale e i brani si muovono fra timbri oscuri e ritmi scanditi da suoni metallici.V. e Z. (presumibilmente Lorenzo Vite e Zeffira), i due componenti-fondatori del progetto, sono stati parte del gruppo avant-prog genovese dei Zirkus der Zeit. “Ka Ora!”si inscrive in un filone che ha sempre avuto largo seguito in Italia, calcolando che il nostro paese ha ospitato alcune delle figure di riferimento della sperimentazione industriale storica da Maurizio Bianchi a Atrax Morgue, ma la sua portata è senza dubbio internazionale. La voce graffiante di Zeffira è convincente ed emerge sulla tessitura sferzante di campionamenti, sintetizzatori e ritmi tribali. Curatissimi gli arrangiamenti e il lavoro sull’elettronica che ne fanno un prodotto raffinato e alto livello. Diversi i punti di riferimento che convergono nel sound dei Blu Mamuth, dai Nine Inch Nails a Anna von Hausswolff. Ma la sintesi sonora che il duo è riuscito a costruire è di indubbia originalità e i brani sono un continuo succedersi di ritmi incalzanti e di suoni sintetici oscuri. Dopo l’inquietante introduzione elettronica di “Redo” il brano successivo, “Golem”, scandisce perfettamente le intenzioni del duo. Una traccia martellante e trascinante a cui segue “Smetterling”, un brano più lento scandito da suoni metallici di percussione e da sintetizzatori graffianti. “Hunter” è una canzone dal pathos drammatico che si sviluppa su un tappeto di tastiere scure e un ritmo tribal-industriale. “Piccolo”, invece, parte da una sequenza minimale sulla quale si innesca un muro di suono elettronico. “Cromlech” è, invece, un brano ambientale, quasi da colonna sonora carpenteriana, su “Orologi” Zeffira gioca con l’effettistica vocale, è un brano che, nella prima parte, si muove su echi etno-industriali per svilupparsi attraverso l’impiego di martellanti tamburi tribali. “Metropolis” si apre su una sequenza di elettronica sperimentale dal sapore cinematico, mentre “Ultima” recupera le suggestioni martellanti e oscure del disco. Decisamente riuscita la copertina nella quale spicca un cubo oscuro in una foresta spoglia in un gelido bianco e nero. |
Lorenzo Vite: Elettronica, basso, ritmiche Anno: 2025
01. Redo
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