Anatomia di un suicidio
Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 23 febbraio al 19 marzo 2023

Dopo il successo di When the rain stops falling e L’amore del cuore ecco il nuovo progetto de lacasadargilla per la regia congiunta di Lisa Ferlazzo NatoliAlessandro Ferroni. Ed ecco l’ennesima meraviglia. Anatomia di un suicidio, di Alice Birch, prosegue l’analisi sulle relazioni familiari e sull’influenza del patrimonio genetico e della discendenza rispetto alla formazione esperienziale nel determinare le persone che siamo.

Lo fa analizzando tre generazioni di donne durante settanta anni della loro esistenza, messi in scena secondo tre assi temporali che l’impianto drammaturgico fa convivere contemporaneamente: le vite delle tre donne scorrono in parallelo sul palco rendendo tangibili le cause e gli effetti del vivere. Si creano quindi incroci ed incontri di azioni e parole, quasi a formare un mosaico dove ogni tessera sorregge l’altra. Ogni voce, ogni movimento si muove sia nel proprio tempo ma anche simultaneamente negli altri contesti creando volute armonie o dissonanze, e pause, e accenti, e piani sussurrati o forti vivaci che contribuiscono a formare un dialogo intertemporale attraverso il quale tramandarsi idee, spiegazioni, desideri, chiarimenti, intenzioni, consapevolezze.


La madre Carol – una intima e profonda Tania Garribba – vive la sua vita senza uno scopo definito, quasi con noia nonostante l’affetto del marito. Consapevole del proprio malessere prova a creare una solida base su cui appoggiare i suoi giorni: acquista una casa “di famiglia”, cerca di essere una brava moglie, concepisce una figlia, Anna, e le dona tutto l’amore a lei possibile, prova a curare i propri pensieri. Rimane però in bilico tra la vita a cui cerca di agganciarsi e la morte che la chiama. Vive come può, finché può, finché il metaforico amo da pesca, che ritroviamo come trait d’union delle diverse storie, riesce a ripescarla.
La figlia Anna – una vulcanica e brillante Petra Valentini – affronta la vita cercando sollievo nell’eccesso, beve, si droga, scopa con un minorenne, manipola sé stessa e gli altri cercando di superare il caos sopraggiunto alla scomparsa della madre. L’incontro con un fotografo la riaccende, si cura, si rimette in gioco sposandosi, tornando a far vivere la casa di famiglia tanto desiderata dalla madre, concepisce una figlia – Bonnie – che però la fa di nuovo implodere nel suo sentirsi inadeguata, incapace di amare e troppo fragile per avere progetti e la ricaccia nel buco nero di un’esistenza senza affetti.
La nipote Bonnie – una solida e conturbante Federica Rossellini – lavora come medico cercando di superare o nascondere la difficoltà nel comunicare con gli altri: è silenziosa, poco empatica, solitaria e volutamente senza troppa conoscenza della sua ascendenza che cerca di evitare. Prova a vivere una vita normale, a farsi amare da chiunque sia disposto a non invadere i suoi spazi… ma il richiamo della casa natale dove nonna e mamma hanno vissuto è troppo grande e la spinge nel passato, nei ricordi che vorrebbe cancellare. Decide quindi di dare un taglio di discontinuità alla storia familiare e di interrompere quello che sembra un destino; vende la casa, non prima di averla “rianimata”, e soprattutto si toglie la possibilità di procreare. Vuole finire qualcosa per avere la possibilità di qualcos’altro, come Carol ed Anna anche se in modo diverso. Vuole ricominciare.
Attorno alle tre protagoniste un’orchestra di bravissimi attori – dodici – che realizzano un coro polifonico olistico per parlare di vita e di scelte, di autodeterminazione e di obblighi, di carpe diem - dal sapore Woolfiano - e di ricerca d’eternità attraverso la morte. Sullo sfondo sempre presente il quarto protagonista inanimato, la casa di famiglia che ha custodito per anni i segreti ed i destini di tutti, ne ha condiviso gli amori, i dolori, le speranze disattese, le ambizioni… Una casa che arriva per provare a costruire e che viene lasciata per rinascere.
Un testo (con cui la Birch ha vinto il Susan Smith Blackburn Prize nel 2018) importante, sorprendente, capace di offrire spunti e riflessioni senza mai dare una risposta a domande essenziali: perché si vive? Cosa c’è dopo la morte? Quanto è importante il saper e poter generare qualcosa (un figlio, un progetto, un gesto…), come capire quando porre fine ad una vita, quali impatti hanno su di noi la nostra storia e le storie degli altri…
Uno spettacolo avvincente, sperimentale e duro accolto in modo entusiasta dal numeroso pubblico che sicuramente inizierà da subito a pensare le sue giuste risposte.
Memorabile, da vedere
.


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 23 febbraio 2023.

Per le nostre recensioni di "When the rain stop falling" e di "L'amore del cuore" segui i link












ANATOMIA DI UN SUICIDIO
di
Alice Birch

regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
traduzione Margherita Mauro
con (in ordine alfabetico) Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Alice Palazzi, Federica Rossellini, Camilla Semino Favro, Petra Valentini, Francesco Villano e con Anita Leon Franceschi

scene Marco Rossi
costumi Anna Missaglia
disegno luci Luigi Biondi
paesaggi musicali Alessandro Ferroni
sound designer Pasquale Citera
disegno video e cura dei contenuti Maddalena Parise
drammaturgia del movimento Marta Ciappina

un progetto di lacasadargilla
produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa








foto Masiar Pasquali


Piccolo Teatro Grassi

via Rovello, 2 -  MILANO
tel: 02 21126116

ORARIO SPETTACOLI
ma-gi-sa ore 19.30
me-ve ore 20.30
domenica ore 16.00



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