
Tre libri sacri: Vangelo, Torah e Corano. Tre narrazioni simili, eppure tanto distanti nella loro interpretazione. Tre religioni monoteiste incapaci di dialogare e comprendere la grandiosa, unica, origine.
Dopo l’affascinante messa in scena del 2023, Figli di Abramo torna ad animare il palco dello Spazio Diamante, e gli animi degli spettatori, proponendosi come un’opera intensa che attraversando storia, mito, leggenda e religione, racconta la figura del patriarca Abramo - conteso da ebraismo, cristianesimo e islam - utilizzando la metafora del viaggio e presentando l’opera del norvegese Svein Tindberg, tradotta e adattata da Gianluca Iumiento, in una rappresentazione capace di mescolare l’ironia con la profondità della fede. Stefano Sabelli, magnetico e affabulatore, inserisce all’interno del testo originale una nota folkloristica, donandole il calore del sole mediterraneo e la sonorità dei suoi dialetti, proponendo una performance composita, arricchita da esperienze personali (frutto di un suo viaggio in Terra Santa), da brillante ironia, da musiche dal vivo curate da Manuel Petti ed eseguite da un duo d’eccezione e da proiezioni sullo sfondo del palcoscenico, riuscendo a creare una totale immersione sensoriale nell’avventura spirituale e storica proposta. Assistendo a “Figli di Abramo” non ci si avvicina solamente ad una rappresentazione teatrale, ma si partecipa ad un viaggio nella storia e nella cultura, accompagnati da una giuda molto particolare che non si limita a spiegare i fatti accaduti, ma li interpreta, gli da vita e movimento, medita e fa riflettere, avventurandosi in una narrazione – che a parere di chi scrive rivela la grandezza dell’attore, dell’autore e del regista – priva di giudizio, scevra da schieramenti o preferenze, nella quale anche le personali considerazioni (assolutamente degna di nota è l’interpretazione del crollo della Torre di Babele), sono frutto di logica e non di triti stereotipi. Intrigante ed interessante l’esplorazione del mistero e del mito che avvolge la figura di Abramo, un uomo capace di unire e dividere, a metà tra tradizione e leggenda, capostipite delle tre maggiori religioni monoteiste, protagonista di una epica ribellione all’idolatria e simbolo di un cammino eterno verso la fede che, nei millenni, non solo ha plasmato le culture e le civiltà del Mediterraneo e del Medio Oriente, ma ha provocato, purtroppo, conflitti più che mai attuali. Proprio questo si rivela il valore aggiunto dello spettacolo: una profonda aderenza storica al contemporaneo, accompagnata dalla inevitabile riflessione sulle comuni origini etniche e spirituali di popoli perennemente in guerra tra di loro. “Figli di Abramo” ha il pregio di incrociare la narrazione storica e mitologica ai nostri giorni e attraverso la lettura di brevi passaggi dei tre testi sacri far comprendere come ogni religione “sfrutti” alcuni versi per valorizzare la propria prospettiva e sancirne la veridicità assoluta. Lo spettacolo è una piacevole lezione di storia delle religioni, proposta con ironia e leggerezza, senza toglierle la sacralità, ma giocando con alcuni personaggi ed il mito creatogli attorno. Un momento di riflessione adatto sia a coloro che sull’argomento sono ferrati, sia a tutti quelli che da profani, si avvicinano alla – complessa – comprensione di popoli erranti, famiglie in fuga, professioni di fede portate all’estremo, luoghi sacri. Ma si sa, la fede non può essere totalmente spiegata, è accettazione di dogmi, di verità assolute e di prescrizioni a volte incomprensibili. “Figli di Abramo” è un’indimenticabile esperienza artistica che, con le modalità che solo il teatro riesce a mettere in atto, ha la capacità di squarciare il velo del fatuo e di far emergere il possente messaggio di pace che da millenni islamismo, ebraismo e cristianesimo predicano, ma che gli uomini sono incapaci di realizzare.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 21 marzo 2025. |
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STEFANO SABELLI FIGLI DI ABRAMO Un patriarca, due figli, tre fedi e un attore di Svein Tindberg musiche dal vivo di Manuel Petti Marco Molino Irene Apollonio Daniele Giardina Lorenzo Mastrogiuseppe traduzione Gianluca Iumiento distribuzione Terry Chegia produzione Teatro del Loto\ TeatriMolisani REGIA GIANLUCA IUMIENTO
Tratto da ABRAHAMS BARN di Svein Tindberg, che nella sola Norvegia ha superato i 150.000 spettatori diventando un vero e proprio Blockbuster del Teatro di narrazione, FIGLI DI ABRAMO è una sorta di Mistero Buffo incentrato su vita e dinastia di Abramo, Profeta comune a Ebraismo, Cristianesimo e Islam, e dunque riferimento di fede per miliardi di persone sulla Terra. Presentato, in esclusiva per l’Italia, dal Teatro del Loto, tradotto da Gianluca Iumiento, interpretato e adattato da Stefano Sabelli, FIGLI DI ABRAMO rievoca mito e leggenda del primo profeta monoteista dell’Umanità. Il Diario di Viaggio di un attore che a Gerusalemme incontra una guida palestinese che ama i film di Trinità e che, da lì, si mette alla Ricerca dell’Abramo perduto, diventa così spunto per una narrazione colta ma pure ricca d’ironia e divertimento, che indaga l’origine delle tre grandi fedi monoteiste, entrando nel merito della comune discendenza abramitica. Attraverso la lettura comparata e sorprendente dei testi sacri –Torah, Vangelo e Corano – FIGLI DI ABRAMO affabula con una storia che racconta Abramo come Patriarca comune delle 12 tribù d’Israele – da cui nascono e si diffondono, prima il Giudaismo e poi il Cristianesimo – e delle 12 tribù arabiche – da cui nasce e si diffonde l’Islam. Narra, ovviamente, anche di conflitti perenni e mai sedati fra popoli gemelli, perpetrati in nome dello stesso Abramo e dei suoi figli. Uno scontro di Tribù, che dall’antichità arriva ai giorni nostri, dove ognuno in fondo racconta la Storia di Abramo, Abraham o Ibrahim, che dir si voglia, pro Domo sua. Anzi… Pro Fede sua! (Fonte: comunicato stampa)

Teatro Spazio Diamante Via Prenestina 230 B Roma WhatsApp: +39 345 1474533
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