Scritto da Gianluca Livi Martedì 04 Agosto 2015 19:03 Letto : 2226 volte
Il disco è una piacevole sorpresa, sia in termini di capacità tecnica, sia a livello compositivo. La band può senza dubbio indicare i Rush come principale punto di riferimento in più della metà dei brani proposti. Per quanto riguarda il resto, io intravedo ascendenze esercitate da certo prog e new prog di provenienza europea (non statunitense, curiosamente, come invece le loro origini farebbero supporre): emblematiche, in tal senso, sono "Estuary", molto devota ai Genesis meno sinfonici e ai Marillion più intimistici, "Once Tomorrow, Then Always", "Sample" e "Fellowship/Thought Of Reason" che richiamano le lezioni soffuse e acustiche tipiche di personaggi come Anthony Phillips e Gordon Giltrap. Tuttavia, è la accennata ascendenza esercitata dal trio di Toronto che colpisce maggiormente e sempre in positivo: brani come "Static Perception", "Canvas", " Tessellate", "Ataraxia" e soprattutto "Estuary", mostrano ottime idee e sempre ben contestualizzate, valorizzate da testi accattivanti e arrangiamenti dinamici, mai stantii, oltremodo efficaci, perfettamente in bilico tra prog d'annata e puntate hard mai troppo ostentate. E' senza dubbio possibile affermare che lo stile del trio, pur richiamando quanto seminato dal gruppo canadese, non risulta mai derivativo, complice anche una voce i cui toni sono, sì decisamente lontani da quelli di Geddy Lee, ma comunque estremamente gradevoli. Peccato soltanto che l'opera non sia valorizzata da una copertina adeguata le cui pennellate quasi maldestre, dai toni ostinatamente cupi, fanno supporre sonorità meste e oscure totalmente assenti nell'album, come poco sopra ampiamente descritto. 84/100
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Drew Brown: basso, voce Anno: 2015 |